Appena finita la scheda su Pesaro.
Il titolo è un po' provocatorio, anche se qualche decennio fa era addirittura soprannominata la Rimini dei poveri.
Perché? Per la sua vicinanza a Rimini e la sua somiglianza con il lungomare romagnolo.
Ma dei poveri. Sì, perché i Pesaresi non hanno mai sviluppato la vocazione turistica agli eccessi dei Riminesi, nel bene e nel male. E qui vorrei spezzare una lancia a favore dei Pesaresi.
Le divergenze di gestione turistica delle zone balneari tra la Regione Emilia Romagna e la Regione Marche sono abissali, o per lo meno lo sono state fino a pochissimi anni fa.
La provincia di Pesaro, pur avendo una mentalità imprenditoriale volta al turismo, se non altro per gli inevitabili influssi dei vicini Romagnoli, ha sempre seguito la politica di sviluppo della Regione Marche che per tre quarti ha radici artigianali, mercantili e agricole, non certo turistiche.
Anche storicamente la provincia di Pesaro e il suo capoluogo (che condivide con Urbino) hanno seguito vicende e sorti molto diverse da quelle delle province di Ancona, Macerata e Ascoli Piceno.
Infatti, la città di Pesaro e il ducato di Urbino passarono sotto il dominio papale molto più tardi rispetto ad Ancona, Macerata e Ascoli che erano già da secoli parti integranti dello Stato della Chiesa. Nelle "terre dello Stato Pontificio" la gestione della cosa pubblica era nelle mani di vicari del Papa, il più delle volte non erano nativi del territorio che amministravano e soprattutto erano fortemente burocratizzati poiché il potere vero era lontano da questi luoghi, del tutto centralizzato a Roma.
In questa situazione, e in mancanza di comunicazioni in tempo reale e di conoscenza diretta di tutte le varie realtà territoriali, molte delle leggi e delle normative che potevano andare bene nelle province laziali, erano inadeguate se non dannose nelle province adriatiche. Benefici se ne vedevano, nelle Marche, solo quando al soglio pontificio veniva eletto un anconetano o un ascolano, che conoscevano più l'entroterra marchigiano che laziale e quindi cambiavano le carte in tavola a favore dei propri concittadini.
Pesaro, invece fino alla seconda metà del XVII secolo, viveva ancora in una realtà molto più ridotta sia territorialmente che politicamente. E se questo era un dato di debolezza nel grande scacchiere italiano, era però una piccola "isola felice" nel piccolo dei rapporti umani e politici tra il popolo e il potere. Il "Signore", il duca nel caso di Pesaro, era raggiungibile, visibile e interpellabile facilmente (e anche laico rispetto al Papa) e le normative della convivenza civile erano promulgate e gestite in modo più efficace sul territorio e sulla popolazione (anche qui nel bene e nel male).
Fu un passaggio fortemente negativo e sofferto, quello dei Pesaresi verso lo Stato Pontificio, che di fatto riduceva il florido ducato in una "marca" di frontiera sfruttabile e spesso depredabile per la gloria di Roma. Per la popolazione il rapporto diretto con il potere si interruppe e questo impoverì di molto l'iniziativa e gli investimenti economici dei settori mercantili nella zona.
Pesaro quindi si concentrò verso l'entroterra (la città stessa non era sul mare) e nelle attività artigianali e di frontiera con i ducati e i principati del nord.
La zona balneare pesarese è stata fino agli anni ’30 dello scorso secolo una striscia di sabbia punteggiata di misere baracche di pescatori, senza un porto e senza transiti. La città dentro le mura divenne una zona residenziale di ricchi notai, mercanti e nobili che vi costruivano le loro ville per periodi di relativo riposo e isolamento. Solo nel secondo dopoguerra si scoprì la costa e il turismo balneare si attrezzò in senso moderno, al punto da far pensare che Pesaro sia una città di mare. Un importante primo passo lo fece il fascismo durante il ventennio destinando le zone costiere del pesarese a colonie estive per i poveri, costruendo grandi edifici in riva al mare. Ancora oggi è visitabile e molto bello nel suo genere il grande palazzo della "Gioventù Italiana", sede fino a pochissimo tempo fa dell'Istituto Alberghiero, sul lungomare al confine sud di Pesaro, procedendo sulla Statale verso Fano.
Tornando ai nostri giorni, ora Pesaro ha una sua identità turistica, valorizza nel mondo i suoi tesori artistici come il patrimonio musicale ereditato da Gioachino Rossini e il Palazzo Ducale che con la Rocca Costanza (ex carceri, ridisegnata dal Laurana per gli Sforza) e le antiche mura sono testimonianze malatestiane di notevole pregio.
Risale ai tempi papalini invece la tradizione delle maioliche del ’700, famose per la "Rosa di Pesaro" , un fiore ricorrente nelle decorazioni con un tono di rosso molto particolare e per la "Medusa" (1925) di Mengaroni, un tondo in ceramica del diametro di due metri e quaranta, ora a Palazzo Toschi-Mosca, sede dei Musei Civici.
mercoledì 18 novembre 2009
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Quello che posso dire, personalmente, è che amo Pesaro.
RispondiEliminaAmo la sua eleganza e semplicità, la sua ricchezza e i suoi colori.
Passeggiare per il lungomare e ammirare da una parte le enormi spiagge bagnate dall'Adriatico e dall'altra signorili villini mentre attorno a te tutti girano in bicicletta mi trasmette una pace indescrivibile.
Ho un bellissimo ricordo di questa città, in parte la MIA città, e conto di tornarci presto.
Questo blog è fantastico!
;)
Marco