domenica 27 dicembre 2009

La notte è piccola per noi...

... troppo piccolina! Cantavano le gemelle Kessler tanti anni fa.
Potrebbe essere la giusta colonna sonora di chi viene in Riviera a vivere la notte!
Tra discoteche, balere, dancing, piano-bar, lounge-bar, aperitivi e after-hours non bastano uno o due notti, ce ne vogliono tre quattro e anche di più.
Per districarsi in questo dedalo di proposte è bene, prima di tutto, decidere la fascia oraria di partenza e quella di arrivo, poi il genere musicale che si preferisce e infine il look e l'ambiente in cui immergersi.
Andando per esclusione forse vi rimarranno una decina di locali ancora tra cui scegliere.
E se ancora siete indecisi, nel tardo pomeriggio fate una passeggiata in viale Ceccarini a Riccione e fermatevi al chiosco dei PR che tutti i giorni sono lì per consigliarvi e regalarvi biglietti invito per ogni tipo di locale.
Le discoteche più famose nel genere house, grounge e simili sono il Prince, il Peter Pan e il Byblos (non se la prenda chi non nominerò), e per cenare prima e ballare poi, c'è il Paradise, tutti sulle colline di Riccione.
Se le stesse cose preferite farle in spiaggia allora su tutto il lungomare tra Riccione e Rimini trovate le discoteche aperte verso il mare. Fate sempre riferimento ai link della scheda per orari, iniziative e disponibilità.

I focosi salseri potranno sfogarsi al Rio Grande, frequentato dai migliori ballerini e le migliori scuole latino-americane. E a chi piace mescolare salsa, disco e liscio può scegliere tra i locali con due, tre o più piste.
Il liscio può contare in moltissimi estimatori di tutte le età e oltre ai locali a loro dedicati, l'estate ospita nelle piazze dei paesi musica dal vivo con orchestre e gruppi d'ottimo livello, quasi tutte le sere.

Chi al ballo sfrenato preferisce un sottofondo musicale romantico o di musica d'alto livello ci sono ottimi privé in raffinati ristoranti e bar, non solo sulla costa, ma anche nei bellissimi castelli dell'entroterra. Musica d'autore, sentimentale e tanto tanto jazz.

Parchi tematici: tutti pazzi per la Riviera

Al Bosco degli Elfi siete al centro delle mete più pazze e divertenti per le vacanze.
I Parchi tematici vi accolgono dal mattino fino a sera e di notte aprono le porte i locali più famosi al mondo.
I Parchi che trovate vicino al Bosco degli Elfi sono: Aquafan, Oltremare, Fiabilandia, Italia in Miniatura e l'Acquario di Cattolica Le Navi, che fanno parte del circuito la Riviera dei Parchi. Poi ancora il Delfinario di Rimini, il Beach Village e Indiana Golf.
Per tutti è possibile acquistare biglietti validi anche il secondo giorno, oppure, per la Riviera dei Parchi, un unico biglietto che vi permette di visitare più parchi per tutto il periodo delle vacanze.
Oltremare e Le Navi sono soprattutto educativi. Attraverso percorsi interattivi e a contatto con i protagonisti animali, uccelli, pesci, squali, delfini, testuggini e dinosauri, grandi e piccini possono vivere emozioni indimenticabili che educano alla conoscenza e quindi al rispetto delle varie specie che popolano o popolavano il pianeta.
In Oltremare la grande attrazione, oltre ai delfini è IMAX, un grande cinema 3D dove vi ritroverete ad allungare le mani per toccare quello che vedete, tanto è realistica la proiezione.
A Le Navi, invece, prenotatevi per entrare nella vasca degli squali: una emozione che vi scatenerà l'adrenalina in corpo (consiglio: chiedete al Bosco degli Elfi di prenotare per voi ancora prima di partire per le vostre vacanze, perché le attese possono essere anche di alcuni giorni).
Un piccolo avvertimento: mentre Oltremare si svolge soprattutto all'aperto, Le Navi è composto da lunghi percorsi in corridoi circondati da vasche laterali e sul soffitto, praticamente il visitatore viene portato, in sicurezza, in un'atmosfera da profondità marine: il tutto è molto bello e affascinante, ma chi soffre di claustrofobia potrebbe sentirsi un po' oppresso. Sapendo già cosa lo aspetta, forse la bellezza degli animali che incontrerà potrà distrarlo a sufficienza.
L'Italia in Miniatura è uno dei parchi più longevi d'Italia. Ero piccolina, tantissimi anni fa e ancora ricordo l'emozione di camminare tra il Colosseo, Piazza della Signoria a Firenze e il Duomo di Milano. A quel tempo il giro terminava sulle Alpi, oggi invece si è arricchito di nuovi laboratori altamente tecnologici che coinvolgono i visitatori. Sopra tutto, e nel vero senso della parola, il treno monorotaia che sovrasta tutto il parco. Nuovissima è Venezia, ricostruita perfettamente in scala maggiore, dove potete fare una gita in gondola per i canali e sotto i suoi ponti.
Per le famiglie con bambini e ragazzi c'è Fiabilandia. I suoi percorsi sono suddivisi per due fasce di età: fino ai 6-7 anni oppure oltre. Le attrazioni sono moltissime ed è un'occasione buona per far correre liberi i figli in un luogo affascinante ma protetto, così i genitori possono rilassarsi un po'.
Per gli adolescenti e i giovani c'è Aquafan, il più bello dei parchi acquatici. Tutti i giorni, tra gli scivoli e le piscine si balla con Radio Dj e con gli animatori del parco, scatenati e instancabili.
La sera, da parco diventa palco acquatico per concerti e discoteca. Impossibile uscirne asciutti!

Il Delfinario di Rimini è anch'esso un'attrazione storica della Riviera. Mentre a Oltremare potete assistere al grande spettacolo coreografico dei delfini, il Delfinario offre qualcosa in più: vi fa conoscere la vita di questi cetacei portandovi a tu per tu con le femmine e i loro piccoli, con il loro ambiente naturale e con vasche che riproducono l'ambiente marino.
Difficile definire il Beach Village: è talmente vario, imprevedibile e trendy che si può solo entrarci e non uscirne fino a notte fonda. Potete stendervi sulla spiaggia come un normale stabilimento balneare, oppure tuffarvi con gli scivoli direttamente in mare e nella piscina di acqua salata, oppure prendere un aperitivo al lounge bar alla luce delle candele, o cenare in atmosfera di piano-bar o fare mattina con i migliori Dj ballando in spiaggia. Entrate e sperimentate tutto, inoltre ogni anno cambia come cambiano le mode, che quasi sempre è lo stesso Beach Village a lanciare.
Vi piace il golf ma non camminare per quei noiosi e sterminati green? Optereste per il minigolf ma trovate tutto troppo piccolo e ristretto? La soluzione c'è e si chiama Indiana Golf.
Entrerete in un parco che vi catapulta in un'antica e rigogliosa foresta pluviale che dovrete percorrere tra mille avventure con la mazza e la vostra pallina, dovrete guadagnarvi ogni tappa del viaggio con abilità senza farvi intrappolare. Divertimento assicurato per grandi e piccoli.

sabato 26 dicembre 2009

Terme e Golf: coccole e divertimento nella Natura

Da ieri sono pronte le schede che consigliano dove andare alle terme per sentirsi sempre in forma e dove giocare a golf, per appassionati e principianti.
Le terme intorno al Bosco degli Elfi sono tante. Rimini e Riccione fanno parte del circuito "Emilia Romagna terme", le altre sono piccole oasi di pace sulle colline. Ma tutte hanno convenzioni per le cure.
Le terme sulla costa utilizzano i benefici effetti dell'acqua marina e le terme in collina invece utilizzano le acque sulfuree delle profondità rocciose.
In tutte trovate trattamenti per la persona come i fanghi, i massaggi e le varie tecniche di rilassamento; Montegrimano aggiunge terapie con il vino e la cioccolata, curiosità uniche da provare.

Il golf è abbastanza diffuso in questa zona, il dolce terreno collinare che scende pianeggiante fino al mare permette di organizzare campi da golf di ottima qualità, circondati da una natura lussureggiante.
E a proposito di "lusso" il Golf Club in assoluto più chic è il Riviera Golf Resort a San Giovanni in Marignano: qui vengono ad allenarsi anche grandi campioni, il suo Club House è spesso utilizzato per le feste e i party del jetset e ci sono giocatori provenienti anche dal Giappone e dalla Russia.
Tra le curiosità c'è poi lo Swingolf che ha regole particolari che rendono il gioco avvincente anche per i più indifferenti a questo sport.
Infine, sulle spiagge che vanno da Rimini a Pesaro in estate troverete molti impianti di minigolf, per un intermezzo divertente durante le assolate giornate in riva al mare.

venerdì 25 dicembre 2009

Shopping no stop

Alla pagina dello Shopping troverete le mete più invidiate dai patiti dello shopping di tutto il mondo.
Riccione è la regina, ma da vicino la segue Rimini.
Ci sono i grandi negozi monomarca di tutte le più importanti griffe, che in Viale Ceccarini a Riccione e a Rimini aprono i loro showroom insieme a quelli di via Montenapoleone a Milano o di via Condotti a Roma.
Ma quello che rende speciale Viale Ceccarini, rispetto alle grandi vie della moda, è la gente che passeggia per il viale.
Gli sguardi rapiti dalle vetrine si soffermano poi sulle persone che passeggiano, e indugiano sulle pettinature, gli abiti, scarpe e accessori esibiti. Viale Ceccarini è una vetrina dentro e fuori i negozi.
Durante le serate estive il popolo della notte passeggia per viale Ceccarini in attesa di fare mezzanotte e riversarsi nelle discoteche in collina o in spiaggia, esibendosi anche per la strada semplicemente camminando.

Sempre nella pagina dello shopping troverete anche una serie di Outlet grandi marche e spacci aziendali dove si possono fare davvero ottimi affari.
Agli Outlet della Riviera da Rimini a Pesaro arrivano turisti dalla Russia, dagli Stati Uniti e da tanti altri paesi. La scelta è vastissima e si va dall'abbigliamento, calzature e accessori moda, all'arredamento per la casa, dall'etnico al design.

mercoledì 23 dicembre 2009

Pennabilli, Urbania, Pietrarubbia e Santarcangelo

Ultima serie di paesi vicini al Bosco degli Elfi.
Pennabilli e Pietrarubbia vantano una storia antica testimoniata dai resti dei loro castelli e ambedue sono state recentemente "salvate" dalle ingiurie del tempo da due grandi artisti.
Pennabilli è diventata la "seconda patria" del grande poeta e sceneggiatore Tonino Guerra che qui ha creato il Giardino dei Pensieri e l'Orto dei Frutti Dimenticati.
Il primo è un percorso in giardini che si susseguono rievocando con specie diverse di piante e con statue e muretti pensieri, immagini ed emozioni da assaporare in silenzio nella quiete della valle.
Il secondo è un orto che raccoglie alberi di frutti che non hanno più commercio in epoca moderna, dove "globalizzazione" e "grande distribuzione" stanno portando all'estinzione le specie più antiche.
Pietrarubbia, invece, è stata recuperata da un destino di "paese fantasma" grazie all'interessamento del grande scultore Arnaldo Pomodoro che qui ha fondato il T.A.M. cioè il Centro di trattamento artistico dei metalli. Qui arrivano ogni anno studenti e artisti da tutto il mondo che, attraverso i laboratori, creano opere artistiche piegando qualsiasi metallo alle loro visioni. Tutto il paese è un museo a cielo aperto.
Urbania, invece, l'antica Casteldurante, ha continuato a "vivere" nel tempo mantenendo fino ad oggi i palazzi, le case e la sua tipica struttura medievale. Passeggiare per le sue strade è tornare indietro nel tempo. Bellissimo è il suo Palazzo Ducale, l'ultima residenza dei duchi di Urbino, da un lato perfettamente integrato al borgo e dall'altro con l'aspetto di una rocca imponente e difensiva sul fiume.
Guardando il Palazzo proprio da questo lato, si nota in basso un passaggio utilizzato dalla nobiltà per raggiungere su barche il Barco, un palazzo fuori del paese, residenza di caccia dei duchi.
L'ultimo paese, Santarcangelo è completamente diverso. Oggi è una cittadina piuttosto grande, piena di attività economiche e moderne, votata al turismo, pur non essendo direttamente sul mare. Sono famosi i suoi eventi durante tutto l'anno e vi consiglio di prenderne nota perché sono davvero curiosi e spettacolari.

domenica 20 dicembre 2009

Tavoleto, Morciano, Saludecio, Mondaino e Carpegna

Questi due giorni di neve e gelo hanno invitato al caldo della casa, al caminetto acceso e ai preparativi per il Natale. Mi hanno anche dato il tempo di completare alcune schede, sempre di Arte e Storia.
I paesi pronti per la visita sono: Tavoleto, Morciano di Romagna, Saludecio, Mondaino e Carpegna.
Tavoleto è il paese in cui è il Bosco degli Elfi, per la precisione è nella frazione di Ripamassana.
Ma tutta la zona di Tavoleto è bella da visitare. Fitta di boschi e colline con un borgo, un campanile o un castello su ogni cima. Proprio da qui partono tutti i nostri itinerari, tra cui per ora vi ho segnalato quelli storici e artistici.
Il secondo paese è Morciano di Romagna. Per molti paesi e borghi della zona, Morciano è un punto di riferimento importante, perché è un paese piuttosto grande per la possibilità di espansione che ha sempre avuto essendo in pianura sul fiume Conca. Con il tempo è diventato il crocevia di tutto il traffico tra la riviera e l'entroterra, arricchendosi di negozi, banche, supermercati, ecc.
Da Morciano passiamo a Saludecio. È un piccolo paese, tutto chiuso nelle sue mura, famoso soprattutto per due appuntamenti: a primavera con il Salus Erbe e in agosto per l'Ottocento Festival. Ma è sempre piacevole passeggiare tra i suoi vicoli, con bellissimi murales sui muri delle vecchie case, anche questi quasi tutti ispirati alle invenzioni, alle scoperte e alla letteratura di fine ottocento.
Vicino a Saludecio troviamo Mondaino. Anche questo con un importante appuntamento estivo che richiama turisti da tutto il mondo: il Palio del Daino, rievocazione storica che si protrae per più giorni, con giostre, giochi, mestieri antichi e osterie e ristoranti con menu antichi e moderni ma rigorosamente nostrani. Andate a visitare la grande piazza semicircolare con i portici, vi sembrerà di tornare indietro nel tempo.
L'ultimo paese, Carpegna, è l'antica capitale del Montefeltro. Il Palazzo dei Principi Carpegna, tuttora viventi e qui residenti, è una costruzione di fine ’600, ma il paese vanta radici storiche molto antiche. Nella scheda e seguendo i link ne scoprirete i particolari. Qui voglio solo segnalarvi la particolare posizione del paese ai piedi del monte Carpegna, vicino al Sasso Simone e Simoncello, immerso nel Parco Regionale e a due passi dall'unica stazione sciistica del pesarese.

domenica 13 dicembre 2009

Arte e Storia: itinerario 4 - il girone Dantesco

Ed eccoci al quarto e ultimo itinerario che vi propongo.
Questa volta seguiremo Dante Alighieri nel suo vagare in esilio da Firenze, presso la corte dei Montefeltro.
Il percorso è lungo 76 km e si può fare in un solo giorno.
Ecco la cartina:

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Partendo dal Bosco degli Elfi si scende verso Morciano di Romagna. Attraversatela dirigendovi verso Cattolica.
Prima tappa: San Giovanni in Marignano - È un piccolo borgo, ma di grande importanza per i collegamenti tra zona costiera ed entroterra, oggi come anticamente. Era ed è un crocevia importante per lo sbocco sul mare, a pochi chilometri da Cattolica e Gabicce Mare. Merita una breve visita dal punto di vista storico, anche se ci fermeremo più a lungo quando vi proporrò itinerari del Gusto e degli Eventi, perché San Giovanni in Marignano ha un affollatissimo e interessante calendario di appuntamenti.
Seconda tappa: Gradara - Da San Giovanni, in direzione Pesaro, incontriamo quel piccolo gioiello di architettura che è il Castello di Gradara, diventato famoso in tutto il mondo per la romantica e tragica vicenda di Paolo e Francesca, immortalata da Dante nel V canto dell'Inferno. Visitate il castello e percorrete le mura di ronda, dove la vista spazia dal mare ai colli urbinati.
Potete poi pranzare in uno dei tanti ristoranti del vecchio borgo, oppure spingervi fino a Fiorenzuola di Focara.
Terza tappa: Fiorenzuola di Focara - Un piccolo borgo medievale a picco sul mare, conteso prima tra Veneziani e Stato Pontificio e poi tra i Malatesta di Rimini e quelli di Pesaro. La sua posizione le permette un controllo sul mare che spazia da Pesaro a Rimini, quindi un formidabile baluardo contro le invasioni barbariche e piratesche dal mare, oltre a punto di controllo dei movimenti mercantili via mare tra i maggiori porti romagnoli. Testimonianza di questa attività ce ne dà proprio Dante che descrive al canto XXVIII dell'Inferno un fatto navale avvenuto in quei tempi sul mare antistante. Il nome Focara era presente anche anticamente per i numerosi fuochi che di notte avvisavano i naviganti della presenza del massiccio del San Bartolo, guidandoli verso porti sicuri. Non tralasciate anche Casteldimezzo, il secondo castello del colle, anch'esso sul mare, famoso per la lavorazione artigianale delle terracotte. Poi riscendiamo verso la Statale 16.
Quarta tappa: Tavullia - Piccolo borgo con ancora le sue mura medievali, ma ora famoso in tutto il mondo per le vittorie di Valentino Rossi nel Moto GP. Se siete sportivi, potete visitare la sede del suo Fan Club lungo la strada che attraversa il paese.
Quinta tappa: Montegridolfo - È stato recentemente restaurato in ogni più piccolo particolare e offre al visitatore la possibilità di immergersi in un'atmosfera tipicamente medievale. Era un borgo sul confine tra i possedimenti dei Malatesta e dei Montefeltro e fu fortificato da Galeotto Malatesta, a scudo delle proprie terre. Fu oggetto di disputa anche all'interno della stessa casata Malatesta. Non si sa se il nome risalga alla famiglia Gridolfi che qui vi risiedette intorno al 1200, oppure se provenga dalla radice germanica della parola sterposo, rozzo. Anticamente si chiamava Monte Lauro per le tante piante di alloro che la circondavano. È un borgo tutto stretto dentro le mura, vi troverete bellissimi edifici come Palazzo Viviani e la torre di guardia sulla porta del paese, negozi caratteristici e, dalle mura un magnifico panorama.
Sesta tappa: Mondaino - Oggi ha l'aspetto di un borgo, ma in realtà è una Rocca con uno splendido panorama. È famosa per il Palio del Daino di cui parlerò negli itinerari delle Sagre e delle Feste. Sigismondo Malatesta fu il suo grande benefattore perché vi costruì ben 13 torrioni, le mura e altri sistemi difensivi. Visitate la Rocca Malatestiana con all'interno la Madonna del Latte di Bernardino Dolci e il Museo Paleontologico. Poi potete spostarvi sulle mura e addentrarvi nei camminamenti sotterranei, scavati nel tufo in periodo medievale, come via di fuga in caso di assedio. E poi Palazzi, Chiese e Santuari dentro e fuori i confini del borgo.
Settima tappa: Saludecio - A completare il sistema difensivo malatestiano sulla Valconca troviamo Saludecio. Il paese mantiene ancora la sua struttura urbanistica medievale e le monumentali porte d'accesso. Boccaccio ne parla in una novella del Decameron (III, 7) dove il protagonista della novella, Tedaldo degli Elisei, utilizza lo pseudonimo di Filippo da San Lodeccio. Federico da Montefeltro lo toglie a Sigismondo Malatesta nel 1462 per passare poi allo Stato Pontificio e sotto la terribile signoria di Valentino Cesare Borgia, figlio del Papa Alessandro VI. Sono da visitare il Museo di Arte Sacra di San Biagio che ha recuperato antiche pale d'altare e opere del Beato Amato e altri, la Torre Civica, Porta Montanara e Porta Marina, i numerosi Palazzi di importanti famiglie del Rinascimento, il Giardino dei Profumi con le tante varietà di piante aromatiche e i Murales che abbelliscono i muri delle vie interne. Parleremo ancora di Saludecio negli itinerari delle Sagre e delle Feste per il suo bellissimo e pittoresco Ottocento Festival.
Ottava tappa: Montefiore Conca - Imponente e medievale castello, anticamente "capitale" della Valle del Conca. Federico da Montefeltro la conquistò nel 1458 dopo quasi trecento anni di dominio malatestiano. Dalla cima del castello è visibile la costa da Pesaro a Rimini, San Marino e buona parte dell'entroterra: assolutamente da visitare. Il borgo è piacevole e suggestivo, con i suoi palazzi rinascimentali che videro i soggiorni di antiche e nobili famiglie, le case e i vicoli.
Fermatevi anche a cenare in uno dei tanti locali della piazzetta centrale o all'interno del castello: in tutti la cucina è raffinata, il servizio elegante e i prodotti e la loro lavorazione tipicamente del territorio.
Fuori le mura vale una visita il Santuario della Madonna di Bonora, uno dei più importanti della diocesi di Rimini.
Dopo cena fate una romantica passeggiata nel borgo, con la vista del castello illuminata sotto la luna.

sabato 12 dicembre 2009

Arte e Storia: itinerario 3 - i Malatesta

Siamo al terzo itinerario tutto dedicato alla famiglia Malatesta.
È lungo 106 chilometri e, come per l'itinerario 2, dedicando una giornata a San Marino e un'altra a Rimini, è possibile attraversarle e soffermarsi nei borghi e castelli vicini nell'arco di una sola giornata.
Ma vediamo la cartina:

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Dal Bosco degli Elfi si scende per Mercatino Conca e si risale per San Marino attraversando il Castello di Fiorentino. Superando la verde repubblica, gustandosi lo splendido panorama dal Monte Titano, si procede verso la nostra prima tappa.
Prima tappa: Verucchio - Un castello possente, in posizione dominante e una perfetta costruzione difensiva, con vari cerchi di mura che lo rendevano quasi inespugnabile. La Rocca è interamente visitabile e per quasi tutto l'anno è sede di mostre interessanti come quella delle armi antiche. Qui arrivò intorno alla metà del 1200 Malatesta da Verucchio, il Mastin Vecchio nominato da Dante nella Divina Commedia e da qui iniziò la grande ascesa della famiglia che culminò con la Signoria di Sigismondo Malatesta a Rimini.
Seconda tappa: Torriana - L'antica Castrum Scortigatae (La Scorticata) ebbe l'attuale nome solo nel 1938. Deve la sua importanza alla posizione sul Marecchia, il fiume che percorre il Montefeltro fino a Rimini. Visitate quel che resta della Rocca, in cui la leggenda vuole sia stato ucciso Gianciotto Malatesta, e poi la Torre Quadrata, cui il borgo deve il nuovo nome. Le fanno da cornice il monte Scorticata e il Castello di Montebello della famiglia dei conti di Bagno. Il castello di Torriana è anche noto per la leggenda di Azzurrina, la figlioletta del comandante del maniero, misteriosamente scomparsa in un cunicolo nel 1375. La leggenda vuole che ogni notte del 21 giugno di ogni anno che finisce con lo zero o con il cinque, si possono udire le sue grida infantili e vedere i suoi occhi blu nella sua stanza.
Terza tappa: Poggio Berni - Domina le due valli dell'Uso e del Marecchia e per la sua importanza fu ben fortificata dai Malatesta. Andate a vedere il potente Palazzo Marcosanti che si staglia solitario su un colle, e poi Molino Moroni con l'antica sala macine e l'esposizione sui mulini in Valmarecchia e il Parco della Cava a testimonianza dell'importante giacimento fossilifero del fiume Marecchia.
Lasciamo Poggio Berni e continuiamo lungo il corso del Marecchia.
Quarta tappa: Santarcangelo di Romagna - Antichissima cittadina risalente all'epoca in cui i primi cristiani si rifugiarono nelle sue grotte di tufo, è stata sotto molte e diverse dominazioni. Su tutte, quella dei Malatesta, ma anche i Montefeltro, gli Sforza, i Veneziani e la Chiesa. E di tutti ne porta le vestigia. Si possono visitare le antiche grotte, uniche nella loro struttura e architettura, con la collegiata annessa; la casa e l'Arco Trionfale in onore di Papa Clemente XIV, il santarcangiolese Giovanni Vincenzo Antonio Ganganelli eletto Papa nel 1769, che vi accoglie al vostro ingresso al paese vecchio; i mulini e il museo Storico Archeologico.
Fermatevi a pranzare tra i vicoli di questo splendido paese considerato la capitale del dialetto romagnolo, ne assaggerete quindi anche la cucina tipica.
Dirigiamoci verso Rimini e prendiamo il lungomare, riservando al capoluogo un giorno intero solo per lui e proseguiamo verso Riccione.
Quinta tappa: Riccione - Molto ci sarebbe da vedere e da fare a Riccione, ma in questo itinerario ci limiteremo alle tracce storiche e artistiche della "Perla dell'Adriatico". Vi consiglio subito il Castello degli Agolanti, su uno dei colli sopra Riccione, l'antica famiglia pistoiese che intorno al 1200 si stabilì qui, vassalla e sotto la protezione dei Malatesta. Merita una visita anche il Museo del Territorio per un lungo viaggio dalla formazione della Terra ai resti paleolitici fino agli inizi delle prime civiltà. E infine il Museo di Arte Moderna nello splendido Palazzo Franceschi.
Lasciamo la costa e dirigiamoci verso l'interno, in collina.
Sesta tappa: Coriano - È un paese circondato da ulivi e colture, data la sua ottima posizione su una collina rivolta verso il mare. L'olio corianese è uno dei migliori della Romagna. Purtroppo non rimane molto dell'antico paese medievale, a parte l'arco di ingresso al castello, perché venne quasi completamente distrutta durante un bombardamento nella II Guerra Mondiale.
Settima tappa: Montescudo - ai tempi dell'Imperatore Augusto, serviva come stazione militare adibita al cambio dei cavalli per i corrieri che da Rimini (Ariminum) andavano a Roma. Era probabilmente il primo scambio di una scorciatoia per la via del Furlo. Ritenuto un castello d'importanza strategica sulla valle del Conca, vide il susseguirsi delle dominazioni dei Malatesta e dei Montefeltro, poi Venezia, la Chiesa e infine Napoleone Bonaparte che la trasformò e l'abbellì più o meno come oggi la vediamo. Visitate il borgo vecchio, la cinta muraria, i camminamenti e i passaggi segreti che dalla torre di vedetta lato mare portano alla rocca, il pozzo, la ripida scalinata ed il grande ed intatto braciere.
Scendendo sulla strada del ritorno al Bosco degli Elfi, regalatevi una terracotta a Santa Maria del Piano, dove ancora la si lavora in modo artigianale.
Ottava tappa: Albereto - Giunta la sera, fermatevi al Castello di Albereto. Se ci sarete d'estate, dai suoi spalti potrete ammirare un indimenticabile tramonto su tutta la valle del Conca e poi cenare al Ristorante del Castello, enoteca e cucina raffinata in un elegante ambiente con possenti pareti in pietra viva e romantici terrazzini sulla valle.
Il perfetto coronamento di un viaggio nel tempo nei possedimenti della famigerata famiglia Malatesta.

venerdì 11 dicembre 2009

Arte e Storia: itinerario 2 - Montefeltro e Della Rovere

Vi presento il secondo itinerario che ho dedicato alle famiglie dei Montefeltro e Della Rovere.
Si tratta di percorrere in auto circa 106 km e si inoltra nelle terre che videro la Signoria del Duca Federico e dei suoi successori, fino all'ultimo duca, Francesco Maria II della Rovere.
Se dedicherete un altro giorno alla sola Urbino, in estate è possibile fare tutto il percorso in un solo giorno, essendo le giornate più lunghe, in inverno lo si può dividere in due parti e dedicargli quindi due giorni.
Ecco il percorso in cartina:

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Partiti dal Bosco degli Elfi ci si dirige a Urbino. Come ho scritto prima, la città merita una giornata tutta per sé, quindi direi di proseguire fino a Fermignano.
Prima tappa: Fermignano - Paese adagiato sul fiume Metauro, vanta antichissime origini data la sua ottima posizione. Da visitare la torre medievale con il ponte romano, il lavatoio del XIX secolo e il corso. Non mancate di passare sotto le finestre dell'antica cartiera. Fu probabilmente installata dai Fabrianesi e fin dal 1300 produsse carta di finissima qualità per circa 500 anni.
Seconda tappa: Acqualagna - È un piccolo paese, famoso ormai nel mondo per il tartufo bianco pregiato. Passeggiare nelle sue vie significa viaggiare nel gusto: negozi e negozietti con ogni tipo di carne e insaccati di lavorazione artigianale, in autunno traboccano di castagne, porcini e tartufi. Poco lontano andate a visitare il santuario del Pelingo. È un luogo di pace e di silenzio, famoso per le grazie ottenute dai fedeli.
Terza tappa: Gola del Furlo - Il fiume Candigliano ha spaccato una montagna in due, creando una gola imponente e suggestiva. Lungo la strada fermatevi sotto le due gallerie scavate dagli antichi romani e scoprirete di percorrere l'antica Via Flaminia. Per gli amanti della natura in tutte le sue forme, questo è un vero paradiso di bellezza e biodiversità. Fermatevi a visitare la centrale idroelettrica a cielo aperto e prendete un aperitivo al Bar del Furlo. Qui fatevi raccontare di quando Mussolini ci si fermava per i suoi incontri amorosi, e quando alla caduta del Fascismo, gli abitanti ruppero il "naso" al ritratto scolpito sulla vetta del Paganuccio. Belle foto d'epoca sono esposte in una teca.
All'ora di pranzo vi consiglio il Ristorante La Ginestra, raffinato ed elegante, proprio in mezzo alla gola con un'ampia terrazza all'aperto.
Quarta tappa: Urbania - Il nome Urbania gli fu dato nel 1636 in onore di Urbano VIII. Prima di quest'epoca, al tempo dei duchi Montefeltro e Della Rovere si chiamava Casteldurante. Non solo fu uno dei castelli più importanti dell'Urbinate, ma anche l'ultima residenza del Duca Francesco Maria II Della Rovere che qui si ritirò prima di morire, dopo di che divenne parte delle terre dello Stato Pontificio. Sono da visitare il bellissimo Palazzo Ducale con l'antica biblioteca, le preziose ceramiche durantine e le bellissime incisioni. Poi si può visitare il Teatro Bramante e per i meno impressionabili, la cripta delle mummie: una curiosa composizione naturale di terreno e muffe ha mummificato i corpi di alcuni abitanti sepolti nei secoli scorsi, preservandone le fattezze nei minimi particolari come la pelle, i capelli e anche gli organi interni. Bellissimo anche tutto il borgo intorno al castello dentro le mura, che conserva ancora l'antica disposizione di strade e vicoli, con portici, piazzette e vecchi negozi. Appena fuori Urbania, a meno di un chilometro fermatevi al Barco Ducale, il casino di caccia dei duchi che ospitò anche Torquato Tasso e che i signori e i nobili ospiti del duca solevano raggiungere via fiume sulle barche dal Palazzo Ducale.
Quinta tappa: Sassocorvaro - Visitate la bellissima Rocca al centro del paese che nei terribili anni tra il 1940 e il 1945, mentre infuriava la seconda guerra mondiale, fu eletta custode di opere d'arte provenienti da molti musei italiani insieme al Palazzo Carpegna (vedi itinerario 1). La sua posizione e la sua solida e imponente struttura furono giudicate ottime per difendere preziosi tesori artistici come Tintoretto, Raffaello e Piero della Francesca. Il piccolo borgo è delizioso e si stringe tutt'intorno alla sua Rocca.
Sulla strada del ritorno andate verso Auditore e fermatevi a cenare alla Locanda dei Sette Nani, famosa per le rane fritte e in guazzetto, ma anche per l'ottima pizza e la cucina casalinga.
Dopo cena, se la stagione lo permette, godetevi il cielo stellato in una zona libera da inquinamento luminoso per cui sono ben visibili, secondo il periodo dell'anno, le costellazioni estive, la Lira, l'Aquila, il Cigno e il Delfino che solcano la Via Lattea, e in inverno Orione con la sua cintura al centro della volta stellata.

mercoledì 9 dicembre 2009

Arte e Storia: itinerario 1 - Le origini

Partiamo oggi con il primo itinerario storico che vi suggerisco.
Sono in tutto 85 km da percorrere nella parte più antica del Montefeltro e si fa in una giornata con l'auto.
Ecco la cartina:


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Dal  Bosco degli Elfi si va verso Mercatino Conca. Si percorre una bellissima strada panoramica con a destra Rimini e Riccione, davanti San Marino e a sinistra il Sasso Simone e il Simoncello, il Monte Carpegna e all'infinito il susseguirsi di colli tra Toscana e Umbria.
Da Mercatino si prosegue per Monte Cerignone e Pietrarubbia.
Prima tappa Pietrarubbia - Qui ci si ferma e si visita il paese, la Rocca e le sculture del T.A.M. il centro del Trattamento Artistico dei Metalli voluto nel 1990 dal Comune e dallo scultore Arnaldo Pomodoro.
Seconda tappa: Carpegna - ci addentriamo nell'antica patria dei conti di Montefeltro. Da qui infatti si staccarono diversi rami della famiglia Carpegna che si stabilirono intorno al 1000-1100 nei castelli circostanti. Uno di questi andò a Monte Feltrano (San Leo) da cui i Montefeltro, prima Conti e poi Duchi con Federico III, signori di Urbino. Sono da visitare le sue strade e i suoi panorami, ma anche lo splendido Palazzo Carpegna, con annesso museo.
Terza tappa: Pennabilli - Ci si ferma per una veloce visita nel paese che vide i natali di Malatesta da Verrucchio, il capostipite della famiglia della Signoria di Rimini. Anticamente Pennabilli era costituito da due castelli, quello della famiglia Penna e quello della famiglia Billi. Intorno al 1300 le due casate si uniscono in un solo agglomerato sotto l'aquila feltresca. Sono visibili i ruderi del Castello Billi e il borgo è piacevole e suggestivo. Non dimenticate di visitare anche il Giardino dei Pensieri nel Borgo di Penna e l'Orto dei Frutti Dimenticati fondato da Tonino Guerra (il poeta amico di Federico Fellini) che raccoglie gli alberi da frutto non più coltivati e che vanno scomparendo, ma recuperati da vecchi contadini del luogo.

E a proposito di frutta, è arrivata l'ora di pranzo. Vi propongo di arrivare a
Quarta tappa: Talamello - dove insieme a varie specialità locali potete trovare il vero "pecorino di fossa". Si tratta di un formaggio che viene avvolto in fasce oppure con foglie di noce e lasciato stagionare in grotte scavate nel tufo. Provatelo sui primi piatti con pasta fatta in casa oppure da solo a pezzetti con qualche goccia di miele d'acacia o castagno.
Quinta tappa: San Leo - ed eccoci arrivati alla culla del Montefeltro, esattamente a Mons Feretri, da cui prese il nome la famiglia ducale di Urbino. Visitate la Rocca e la prigione di Cagliostro, il Duomo e la Pieve. Arrivando dal basso e dal lato dello strapiombo, guardando il castello da quella parete verticale provate a ripensare al 1441 quando il giovane Federico da Montefeltro, non ancora né conte né duca, ma capitano dell'esercito, la scalò in una notte prendendo di sorpresa gli abitanti conquistandola. 
È arrivata l'ora di tornare al Bosco degli Elfi, quindi si prosegue verso Monte Grimano e poi Mercatino Conca di nuovo. Sulla strada verso Pian di Castello, invece di scendere per Ripa Massana, verso il B&B, proseguite fino all'Osteria di Mirecul e godetevi una ricca cena di specialità casalinghe in un ambiente rustico curioso. Appesi al soffitto vedrete gli oggetti quotidiani dei nostri avi di campagna, e appesi alle pareti quadretti, foto, ricordi che partono da inizio secolo fino ai nostri giorni.
Prima di tornare, dopo cena, non dimenticate di passare a salutare Bruno, l'asino.

Verucchio: Mastin Vecchio "Antiquissimus"

Ed ecco Verucchio, l'ultimo dei castelli consigliati per le vostre gite.
Verucchio è per tradizione la culla dei Malatesta, e il riferimento è diretto a Malatesta da Verucchio, la cui famiglia però proveniva dal castello di Penne (oggi Pennabilli).
A proposito del nome Malatesta, così ci riferisce Oreste Cavallari citando un'antica cronaca pennese su Malatesta ancora ragazzo: "conciosaché nell'età sua puerile, essendo egli gagliardissimo della vita, ardito e di gran cuore non avea temenza di qualsivoglia persona, et voleva fare di sua testuggine" quindi, come dice sempre il Cavallari "gagliardi, arditi, spericolati e testardi: mala testa, insomma" (O. Cavallari, "Sigismondo Malatesta", E.L.S.A. Edizioni Lettere Storia Arte, Rimini 1978).
Ci si riferisce a Malatesta da Verucchio e al suo castello, perché fu lui il promotore delle fortune della famigerata casata. Dalle mura del castello la vista spazia fino al mare, dove Rimini divenne il sogno della sua vita, la città da conquistare e fare sua.
Iniziò dapprima comprando terreni verso la costa e aspettando il momento propizio per inserirsi nelle lotte intestine di Rimini tra le famiglie Gambacerri, Omodei e Parcitadi.
Fu Giovanni, il figlio, fratello di Paolo e Malatestino dall'Occhio a cogliere l'occasione essendo stato chiamato a giurare di soccorrere Rimini contro i suoi nemici.
Da qui in poi la famiglia Malatesta raccoglie successi e si schiera da parte guelfa, non tanto per devozione alla Chiesa, quanto per le mire che aveva sui territori del suo vicino, il fiero ghibellino conte Guido da Montefeltro.
Ma torniamo al Mastin Vecchio. Fu Dante a battezzarlo con questo nome e non a caso.
Era agguerrito e stratega, forte e determinato come un mastino. E vecchio, molto vecchio; visse infatti 100 anni, un'età più unica che rara a quei tempi, siamo tra il 1212 e il 1312.
Per questo le cronache lo nominarono "Antiquissimus". Sopravvisse ai suoi tre figli di prima moglie: a Malatestino dall'Occhio che visse 66 anni e tenne i domini del vecchio padre, a Giovanni "Gianciotto" che uccise il fratello Paolo che morì a soli 38 anni. Al comando della famiglia rimase Pandolfo, figlio di secondo letto del Mastin Vecchio e, quando nel 1325 papa Giovanni XXII gli riconobbe la Signoria di Arimino (Rimini), divenne Pandolfo I.
Il sogno di Malatesta da Verucchio era finalmente realizzato.
Del Mastino si raccontava nelle cronache che all'età di 90 anni si armò di corazza e dovette essere issato sul cavallo di peso per partire per una delle sue tante battaglie contro i Conti di Montefeltro, si distinse come sempre per la sua tenacia e ne tornò pure vivo.
Infatti si dice anche che solo lui di tutti suoi discendenti, Malatesta da Verucchio, il Mastin Vecchio, l'Antiquissimus morì di morte naturale nel suo letto.
E visitando il castello di Verucchio si sente la forza e la belligeranza di quel guerriero.
È una costruzione possente e in posizione dominante, senza nessuna concessione alla grazia e alle comodità come invece è la città di Urbino.
Due castelli, Verucchio e Urbino tanto diversi quanto lo furono i loro Signori, i Malatesta e i Montefeltro.

Gradara e Albereto: l'importanza del Poeta

Sono pronte le schede dei castelli di Gradara e di Albereto.
Sono due castelli che hanno in comune il lungo signoraggio della famiglia Malatesta.
Ma cosa c'entra il Poeta, Dante Alighieri?
C'entra eccome! Perché i versi immortali del V canto dell'Inferno hanno reso famosa Gradara, mentre poco o nulla si sa di Albereto.
La tradizione vuole che la storia di Paolo Malatesta e Francesca da Polenta, giovane moglie di Gianciotto fratello di Paolo, si svolga all'interno del castello di Gradara.
Questo ha fatto la fortuna del piccolo borgo fortificato tra Pesaro e Cattolica, facendolo conoscere in tutto il mondo. Chiunque venga nel Montefeltro va visitarlo e rimane incantato dall'eleganza e da quell'atmosfera di fiaba che ispirano i suoi merli e le sue torri. Un sapiente lavoro di restauro l'ha portato all'antico splendore e per i suoi vicoli si respira l'aria del nostro migliore Rinascimento.
Gradara è un castello malatestiano ma è adagiata nella zona che più di tutte vide l'alternarsi delle forze in campo tra Malatesta e Montefeltro.
I Malatesta erano guelfi e guerrafondai, dediti alle armi e alla conquista, i Montefeltro erano ghibellini e, benché altrettanto abili nelle armi, si rivelarono molto più mecenati e cultori delle arti nobili della pittura, della musica e della poesia.
Non per niente a Rimini, "capitale" dei Malatesta troviamo la Rocca Sismondo, possente castello difensivo, mentre Urbino, "capitale" dei Montefeltro, fu soprannominata la "città salotto" per la bellezza della sua architettura (grazie al Laurana e Francesco di Giorgio Martini) con i famosi torricini e le ampie terrazze e piazze che ingentiliscono le mura perimetrali e tutto il borgo antico intorno al Palazzo Ducale.
Non sorprende che anche il ghibellino Dante, in esilio da Firenze, trovasse rifugio presso la corte degli allora Conti di Montefeltro. Non solo, quindi, per parte presa rispetto alla Chiesa, ma anche per l'accoglienza che gli artisti hanno sempre goduto presso gli Urbinati.
Dante viaggiò in Montefeltro passando da un castello all'altro, da un borgo all'altro nella zona tra Urbino, Pesaro e Cattolica. Troviamo tracce del suo passaggio, per esempio, nell'antico castello di Fiorenzuola, cui dedicò alcuni versi del canto XXVIII dell'Inferno, in cima al monte San Bartolo, a picco sul mare tra Pesaro e Gabicce.
Il "fattaccio" Malatestiano avvenne proprio in quegli anni e la presenza del Poeta lo trasmise alla leggenda e alla fama.
Diversa sorte capitò invece al castello di Albereto.
Albereto si trova incuneato tra Montescudo e San Marino, quasi al cuore delle terre malatestiane, quindi un castello che rimase per la maggior parte dei secoli fermamente ancorato alla famiglia Riminese.
E lo si nota nella sua architettura difensiva, adatto alla guerra e al controllo delle terre circostanti.
Nessun poeta passò di qui, anzi i Malatesta lo consideravano una proprietà quasi assoluta della propria famiglia, a dispetto della Chiesa loro alleata che in questo territorio aveva i suoi Legati.
E così Albereto, silenziosamente, ha attraversato secoli di storia senza lasciare molta traccia di sé, a parte le cronache ordinarie di guerra o in tempo di pace.
Colpevole anche l'epoca moderna che ha lasciato deteriorare castelli come questo, perfettamente costruiti per le armi e le offensive medievali, ma inadatti alle armi e alle strategie belliche dal 1700 in poi. Solo recentemente è stato ristrutturato e abbellito.
Vanta un panorama mozzafiato dai suoi spalti e, se pur piccolo il suo borgo, un magnifico ristorante, romantico e raffinato con un'ottima enoteca, all'interno delle possenti mura in pietra.

sabato 5 dicembre 2009

La Piadéna

Oggi parliamo di cucina e di un piatto tipico romagnolo: la piadina.
La ricetta è semplice e, anche se qui in Romagna e nel Pesarese si può dire che ogni casa fa la sua diversa dalle altre, voglio darvi perlomeno gli ingredienti base: farina, acqua, sale e grasso (lo strutto è tradizionale, ma oggi abbiamo anche versioni "light" con olio).
C'è la classica (Rimini e dintorni, e Pesaro) in cui si impasta tutto insieme, la versione urbinate dove prima si fa l'impasto di farina, acqua e sale e successivamente si aggiunge il grasso (la sfogliata o crescia), la versione di Cagli con le uova e quella cesenate e forlivese con l'aggiunta di latte e bicarbonato.
Perché la piadina si chiama così?
Bisogna risalire a circa un secolo fa, prima dell'epoca industriale in Romagna.
A quel tempo i campi della zona erano destinati soprattutto a grano e foraggio per animali, il terreno qui è ottimo per questo tipo di colture. L'ordinamento sociale che allora regolava i proventi agricoli passava per il grande proprietario terriero che riceveva la parte migliore e più abbondante del raccolto, lasciando la rimanenza, di minore qualità, al contadino o al bracciante per venderlo e per il sostentamento della famiglia.
Stessa cosa succedeva per la macellazione del maiale. Oltre alle parti di carne di miglior pregio, anche le parti grasse dell'animale, lavorate e filtrate venivano consegnate al padrone. Ai lavoranti rimaneva il fondo di lavorazione del grasso, mentre la parte bianca, lo strutto, andava al "signore".
I contadini filtravano o dividevano a freddo il grasso "povero" e ne ottenevano i ciccioli e la sugna.
Ma mentre il maiale è sempre lo stesso ovunque vai, per il grano e il foraggio il contadino del forlivese e del cesenate era favorito dalla miglior qualità degli scarti padronali, perché il terreno ricco e pianeggiante era un importante vantaggio. Il contadino riminese, invece, vive in un territorio collinare dove non sempre è possibile coltivare grano e foraggio di qualità, quindi quello che ne rimaneva era davvero difficile da mangiare. Nel riminese usavano farne una farina piuttosto grossolana e la mettevano a cuocere a lungo in grosse pentole nel camino con l'aggiunta del grasso di maiale, come una polenta.
Questo polentone lento veniva poi steso a mestoli sopra una pietra piatta o una lastra di ghisa per pochi minuti a cuocere sul camino. Si addensava e si induriva come un pane, ammorbidito però dal grasso che conteneva.
Questo disco di "pane grasso" veniva chiamato biadéna, cioè composto di grano di poco valore, come quello che si dava alle bestie (la biada).
Dal termine biadéna si passò poi a piadéna (in romagnolo) e piadina in italiano.
Oggi è fatta con il miglior grano e il miglior strutto, ma è stata declinata in molti modi diversi utilizzando farina bianca di tipo "O", oppure integrale o di farina di farro e kamut. Allo strutto di maiale si è sostituito l'olio.
Alcuni sostengono di renderla più morbida con l'aggiunta di bicarbonato, ma è solo una scorciatoia per evitare la fatica di braccia quando va impastata.
Il vero segreto di una piadina morbida e fragrante sono infatti un prolungato e vigoroso impasto e il giusto tempo di riposo prima di essere stesa e cotta.
Un'ultima curiosità. Si usa dire che chi cuoce la piadina non si siede a tavola, infatti va cotta e mangiata subito, non si deve mantenerla al caldo: è una pratica inutile e ne cambia la consistenza.

mercoledì 2 dicembre 2009

San Leo (2): la Rocca e Cagliostro

La seconda storia/leggenda che sopravvive a San Leo è l'avventura tragica e romanzata di Giuseppe Balsamo conte di Cagliostro.
La vicenda si svolge nel 1795 e precisamente il 26 agosto, data della morte di uno dei personaggi più misteriosi della nostra Storia.
Le notizie sulla sua vita le trovate nella scheda e al sito che vi consiglio di leggere qui.
In queste poche righe voglio portare l'attenzione alla prigione della Rocca, talmente particolare da meritare una visita.
Già la Rocca rappresenta l'inespugnabilità del luogo, la particolare conformazione dell'edificio e della vetta l'hanno resa famosa anche nel mondo.
Particolare è anche la sua prigione. Si tratta di un cubicolo con la porta d'ingresso sul soffitto, a botola, da dove veniva fatto calare il prigioniero che di solito ne usciva solo già morto.
La branda consiste in uno stretto tavolaccio e non ci sono altre prese d'aria o di luce. Qui per cinque anni Cagliostro (come di faceva chiamare) visse e venne torturato, ma malgrado gli stenti sembrava non giungere mai alla fine. Qualcuno dice che fu strangolato, l'atto di morte recita "colpo apoplettico", fatto è che "niente fiori sulla tomba del conte, nessuno sa dove sia, nessuno l'ha mai ritrovata”.
Ancora oggi biografie e romanzi fanno riferimento alle vicende del Conte di Cagliostro.
Umberto Eco lo cita nel suo "Pendolo di Focault" dandolo ancora per vivente e vagante sotto mentite spoglie nella nostra epoca e per qualcuno il periodo in cui visse come conte di Cagliostro fu solo una delle sue tante manifestazioni corporee per permettergli, come l'araba fenice, di rinascere dalle proprie ceneri in una nuova vita: a lui ci si riferisce come lo scopritore dell'elisir di lunga vita.
Intanto, per la nostra curiosità di turisti, ogni anno per cinque giorni con culmine il 26 agosto, data della sua morte, si svolge a San Leo "Alchimialchimie", un evento con mercatino dell'esoterico, spettacoli in tema e conferenze, mostre e incontri su Giuseppe Balsamo e la misteriosa arte e tradizione alchemica

San Leo (1): la Rocca e Federico

Appena sfornata la scheda su San Leo.
Sono due le storie/leggende su questa straordinaria fortezza: la conquista di Federico da Montefeltro e la prigione di Cagliostro.
La prima risale al 1441 e così la descrive Gino Franceschini: «Il 22 ottobre il giovane capitano [Federico] compiva un'impresa, che doveva rimanere memoranda nella sua vita di soldato: notte tempo espugnava per scalata l'imprendibile rocca di San Leo, ed il giorno appresso ne dava da Montecopiolo, esultante, l'annuncio agli amici. L'espugnazione di San Leo era una impresa di quelle che consacrano la fama di un capitano. Lo stesso Guidantonio [padre naturale di Federico] ne scrisse giubilante ai senesi, esprimendo con paterno compiacimento la propria ammirazione per quel suo figlio, che dava a presagir di sé in modo tanto lusinghiero.» (G. Franceschini, "I Montefeltro", Dall'Oglio Editore 1970)
Sì perché fino ad allora, la Rocca di San Leo si era potuta espugnare esclusivamente con lungo assedio e portando alla fame gli abitanti. Infatti, la vista dall'alto è vasta su tutta la valle circostante, su tre lati è roccia verticale e solo una sottile striscia di terra è il versante per raggiungerla.
Ma Federico la prese in una sola notte. Approfittò della sorpresa perché di notte nessuno vigilava sugli spalti verso lo strapiombo, ritenendo sufficiente la guardia all'unica porta d'ingresso alla città, e invece, come free-climber ante litteram, con i suoi uomini diede la scalata alla parete verticale sguarnita dal nemico. La mattina seguente era già nelle sue mani.
Ma il giubilo per l'impresa era doppio. Il secondo motivo era l'importanza personale per i conti di Montefeltro: infatti l'antico nome di San Leo era Montefeltro e quindi la famiglia "facea sua cima" l'antica rocca che era perduta già da settantacinque anni.

martedì 1 dicembre 2009

Natale, Capodanno e Befana al Bosco degli Elfi

A grande richiesta ho appena pubblicato gli appuntamenti più importanti della Riviera e dell'entroterra intorno al Bosco degli Elfi per trascorrere i giorni di Natale e Capodanno fino alla Befana (qui).
Le iniziative e gli eventi a disposizione sono davvero tanti e per tutti i gusti.
Per le coppie di tutte le età ci sono locali a lume di candela per serate romantiche in città, paesi e castelli magici come Urbino, Gradara, Montefiore e Montegridolfo.
Per le famiglie, impazzano le feste di piazza con spettacoli di giocolieri, Babbi Natale, Befane e musiche natalizie. Una particolare attenzione è rivolta ai bambini e ai ragazzi.
Per i giovani, ci sono le più belle discoteche d'Italia con iniziative pazze e coinvolgenti, con ogni genere musicale e i migliori DJ d'Italia. E il "botto finale" con la grande kermesse musicale dalla piazza di Rimini in diretta su Rai1.
Per i più sofisticati, serate di musica Jazz, classica e d'autore nelle piazze, nei teatri e in edifici storici di particolare fascino.
E dopo la festa?
Si torna al Bosco degli Elfi per riposarsi e riprendersi dalle gozzoviglie notturne.
Vi aspetto!