Sono due castelli che hanno in comune il lungo signoraggio della famiglia Malatesta.
Ma cosa c'entra il Poeta, Dante Alighieri?
C'entra eccome! Perché i versi immortali del V canto dell'Inferno hanno reso famosa Gradara, mentre poco o nulla si sa di Albereto.
La tradizione vuole che la storia di Paolo Malatesta e Francesca da Polenta, giovane moglie di Gianciotto fratello di Paolo, si svolga all'interno del castello di Gradara.
Questo ha fatto la fortuna del piccolo borgo fortificato tra Pesaro e Cattolica, facendolo conoscere in tutto il mondo. Chiunque venga nel Montefeltro va visitarlo e rimane incantato dall'eleganza e da quell'atmosfera di fiaba che ispirano i suoi merli e le sue torri. Un sapiente lavoro di restauro l'ha portato all'antico splendore e per i suoi vicoli si respira l'aria del nostro migliore Rinascimento.
Gradara è un castello malatestiano ma è adagiata nella zona che più di tutte vide l'alternarsi delle forze in campo tra Malatesta e Montefeltro.
I Malatesta erano guelfi e guerrafondai, dediti alle armi e alla conquista, i Montefeltro erano ghibellini e, benché altrettanto abili nelle armi, si rivelarono molto più mecenati e cultori delle arti nobili della pittura, della musica e della poesia.
Non per niente a Rimini, "capitale" dei Malatesta troviamo la Rocca Sismondo, possente castello difensivo, mentre Urbino, "capitale" dei Montefeltro, fu soprannominata la "città salotto" per la bellezza della sua architettura (grazie al Laurana e Francesco di Giorgio Martini) con i famosi torricini e le ampie terrazze e piazze che ingentiliscono le mura perimetrali e tutto il borgo antico intorno al Palazzo Ducale.
Non sorprende che anche il ghibellino Dante, in esilio da Firenze, trovasse rifugio presso la corte degli allora Conti di Montefeltro. Non solo, quindi, per parte presa rispetto alla Chiesa, ma anche per l'accoglienza che gli artisti hanno sempre goduto presso gli Urbinati.
Dante viaggiò in Montefeltro passando da un castello all'altro, da un borgo all'altro nella zona tra Urbino, Pesaro e Cattolica. Troviamo tracce del suo passaggio, per esempio, nell'antico castello di Fiorenzuola, cui dedicò alcuni versi del canto XXVIII dell'Inferno, in cima al monte San Bartolo, a picco sul mare tra Pesaro e Gabicce.
Il "fattaccio" Malatestiano avvenne proprio in quegli anni e la presenza del Poeta lo trasmise alla leggenda e alla fama.
Diversa sorte capitò invece al castello di Albereto.
Albereto si trova incuneato tra Montescudo e San Marino, quasi al cuore delle terre malatestiane, quindi un castello che rimase per la maggior parte dei secoli fermamente ancorato alla famiglia Riminese.
E lo si nota nella sua architettura difensiva, adatto alla guerra e al controllo delle terre circostanti.
Nessun poeta passò di qui, anzi i Malatesta lo consideravano una proprietà quasi assoluta della propria famiglia, a dispetto della Chiesa loro alleata che in questo territorio aveva i suoi Legati.
E così Albereto, silenziosamente, ha attraversato secoli di storia senza lasciare molta traccia di sé, a parte le cronache ordinarie di guerra o in tempo di pace.
Colpevole anche l'epoca moderna che ha lasciato deteriorare castelli come questo, perfettamente costruiti per le armi e le offensive medievali, ma inadatti alle armi e alle strategie belliche dal 1700 in poi. Solo recentemente è stato ristrutturato e abbellito.
Vanta un panorama mozzafiato dai suoi spalti e, se pur piccolo il suo borgo, un magnifico ristorante, romantico e raffinato con un'ottima enoteca, all'interno delle possenti mura in pietra.
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