Ed ecco Verucchio, l'ultimo dei castelli consigliati per le vostre gite.
Verucchio è per tradizione la culla dei Malatesta, e il riferimento è diretto a Malatesta da Verucchio, la cui famiglia però proveniva dal castello di Penne (oggi Pennabilli).
A proposito del nome Malatesta, così ci riferisce Oreste Cavallari citando un'antica cronaca pennese su Malatesta ancora ragazzo: "conciosaché nell'età sua puerile, essendo egli gagliardissimo della vita, ardito e di gran cuore non avea temenza di qualsivoglia persona, et voleva fare di sua testuggine" quindi, come dice sempre il Cavallari "gagliardi, arditi, spericolati e testardi: mala testa, insomma" (O. Cavallari, "Sigismondo Malatesta", E.L.S.A. Edizioni Lettere Storia Arte, Rimini 1978).
Ci si riferisce a Malatesta da Verucchio e al suo castello, perché fu lui il promotore delle fortune della famigerata casata. Dalle mura del castello la vista spazia fino al mare, dove Rimini divenne il sogno della sua vita, la città da conquistare e fare sua.
Iniziò dapprima comprando terreni verso la costa e aspettando il momento propizio per inserirsi nelle lotte intestine di Rimini tra le famiglie Gambacerri, Omodei e Parcitadi.
Fu Giovanni, il figlio, fratello di Paolo e Malatestino dall'Occhio a cogliere l'occasione essendo stato chiamato a giurare di soccorrere Rimini contro i suoi nemici.
Da qui in poi la famiglia Malatesta raccoglie successi e si schiera da parte guelfa, non tanto per devozione alla Chiesa, quanto per le mire che aveva sui territori del suo vicino, il fiero ghibellino conte Guido da Montefeltro.
Ma torniamo al Mastin Vecchio. Fu Dante a battezzarlo con questo nome e non a caso.
Era agguerrito e stratega, forte e determinato come un mastino. E vecchio, molto vecchio; visse infatti 100 anni, un'età più unica che rara a quei tempi, siamo tra il 1212 e il 1312.
Per questo le cronache lo nominarono "Antiquissimus". Sopravvisse ai suoi tre figli di prima moglie: a Malatestino dall'Occhio che visse 66 anni e tenne i domini del vecchio padre, a Giovanni "Gianciotto" che uccise il fratello Paolo che morì a soli 38 anni. Al comando della famiglia rimase Pandolfo, figlio di secondo letto del Mastin Vecchio e, quando nel 1325 papa Giovanni XXII gli riconobbe la Signoria di Arimino (Rimini), divenne Pandolfo I.
Il sogno di Malatesta da Verucchio era finalmente realizzato.
Del Mastino si raccontava nelle cronache che all'età di 90 anni si armò di corazza e dovette essere issato sul cavallo di peso per partire per una delle sue tante battaglie contro i Conti di Montefeltro, si distinse come sempre per la sua tenacia e ne tornò pure vivo.
Infatti si dice anche che solo lui di tutti suoi discendenti, Malatesta da Verucchio, il Mastin Vecchio, l'Antiquissimus morì di morte naturale nel suo letto.E visitando il castello di Verucchio si sente la forza e la belligeranza di quel guerriero.
È una costruzione possente e in posizione dominante, senza nessuna concessione alla grazia e alle comodità come invece è la città di Urbino.
Due castelli, Verucchio e Urbino tanto diversi quanto lo furono i loro Signori, i Malatesta e i Montefeltro.
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